Torno, e questa volta con dispiacere, a parlare di Pari anzi Dispari Opportunità.
Leggetevi il pezzo uscito oggi sul Corriere scitto dall’ottima Rita Querzè: narra del calvario di una ex donna manager, 39enne con figlia di un anno, che dopo onorata e premiatissima carriera alla Red Bull (donne, boicottiamo la bevanda!!) è stata più o meno gentilmente accompagnata alla porta di servizio. Una brutta storia di mobbing, un’altra, l’ennesima.
Quando la maternità finirà di essere considerata una iattura/un cataclisma/ una malattia contagiosa?
Ho cercato, in alcuni post precedenti, di pubblicare buone notizie: ho parlato degli sforzi dell’associazione 1535 e anche dei miglioramenti (fonte: Astra Ricerche) sul fronte della percezione delle pari opportunità nel nostro Paese. Eppure la cronaca continua (anacronisticamente!!) ad andare verso un’altra direzione: siamo ancora ferme al modello machista, presenzialista, rigido ….flessibilità, telelavoro, orari flessibili e realizzazione personale sembrano chimere, anzi deterrenti alla carriera.
Ma noi donne dobbiamo minacciare l’estinzione della specie per far breccia nel cuore del capo?



{ 1 commento… leggilo qui sotto oppure aggiungine uno }
Aggiungo con rammarico che l’aspetto più triste della vicenda è stato leggere i commenti all’articolo citato. Livore, invidia, disprezzo quasi che essere una manager ed essere mamma sia una “colpa”.
Molti di questi commenti, duole ammetterlo, erano firmati da donne. Non ci siamo proprio