Questa volta parliamo di carriera, opportunità, fuga dei cervelli. E di un appello affinché tutto cambi.
Vi giro un interessante appello al presidente Giorgio Napolitano firmato da alcuni giovani cervelli in fuga: il testo che segue mi è stato inviato da Sergio Nava, giornalisa e blogger che sulla fuga dei talenti all’estero ha scritto un libro (ne abbiamo parlato qui il 2 luglio scorso).
Con un’iniziativa senza precedenti, sedici giovani professionisti italiani emigrati all’estero hanno scritto una lettera corale al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e ai Presidenti Emeriti Carlo Azeglio Ciampi, Oscar Luigi Scalfaro e Francesco Cossiga. I sedici firmatari appartengono ad un vasto ventaglio professionale: dal compositore al ricercatore, dall’imprenditore e consulente al professore universitario, dall’ingegnere al funzionario di organizzazione internazionale.
“Illustrissimi Presidenti, negli ultimi anni centinaia di migliaia di giovani sono emigrati all’estero, per fuggire dal Paese più immobile d’Europa. Un concentrato di immeritocrazia, nepotismo e gerontocrazia che ha pochi pari nel Vecchio Continente. Un Paese che preferisce parcheggiare i propri giovani – le forze più creative e innovative della società –, relegandoli in angoli spesso scomodi, tra lavori precari e un welfare state a quasi totale carico della famiglia di origine. Anche per questo l’Italia non è Europa”: così inizia la lettera.
I sedici giovani firmatari sono tra i protagonisti del progetto La Fuga dei Talenti, che fa riferimento all’analogo blog (http://fugadeitalenti.wordpress.com) e al libro La Fuga dei Talenti (di Sergio Nava, edizioni San Paolo, 2009). Nel loro appello ai quattro Presidenti, scrivono: “Avviate voi per primi, con l’autorità morale di cui godete, il cambiamento. Rendete questo Paese un luogo dove i giovani possano vivere e affermarsi solamente sulla base del proprio merito, senza bisogno di parentele e cooptazioni. Rendete l’Italia una democrazia finalmente compiuta”.
I sedici firmatari elencano i motivi per cui hanno lasciato l’Italia e non intendono tornarvi. Tra questi: “Non potrei mai esistere nel mio Paese in quanto compositore di musica classica”, denuncia Oscar Bianchi (34 anni, Usa-Germania); “Il valore della meritocrazia non è più rispettato in Italia”, aggiunge il ricercatore Luca Candeago (28 anni, Spagna); “Questa Italia, di giorno in giorno, si allontana da quell’ideale di eccellenza che ci aveva portato ad essere una nazione invidiata e rispettata nel mondo”, nota con amarezza l’imprenditore Michele Lanzinger (35 anni, Spagna); “Noi emigrati non percepiamo di poter contare sul sistema-Paese che ci ha formati per anni: non vi è alcun interesse ad instaurare una collaborazione con noi”, rincara la docente universitaria Teresa Fiore (39 anni, Usa).
Allo stesso tempo, hanno le idee chiare su cosa li spingerebbe a tornare: “Potrei tornare se il mio Paese si trasformasse in una Meritocrazia”, sintetizza il consulente Giuliano Gasparini (33 anni, Spagna); “Rientrerei, se la tassazione più elevata e la minore retribuzione italiana venissero compensate da una riduzione temporanea dell’aliquota fiscale”, propone l’altro consulente Francesco Dellisanti (33 anni, UK); “Tornerei, se l’università italiana diventasse un sistema aperto, in grado di offrirmi delle reali possibilità di lavoro”, scrive la docente universitaria Cristina Cammarano (36 anni, Usa); “Rientrerei, se l’Italia diventasse un Paese aperto ed economicamente dinamico”, chiosa la designer Patrizia Iacino (38 anni, Usa).
“Illustrissimi Presidenti, siamo consapevoli delle enormi difficoltà da affrontare per invertire questo processo emorragico, ma affidiamo alle Vostre mani questa lettera, nella speranza che diventi possibile immaginare un futuro meno nomade per i giovani talenti italiani”: questo l’appello finale.
La lettera è stata inviata per conoscenza anche ai Presidenti di Camera e Senato, Gianfranco Fini e Renato Schifani, e al Ministro della Gioventù Giorgia Meloni.
Immagine di Mikey G Ottawa



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