Sono una brava massaia.
Faccio la spesa con giudizio, leggo con meticolosa attenzione tutti gli ingredienti prima di acquistare un prodotto nuovo e ritraggo anche la mano con orrrore dallo scaffale ogni volta che mi imbatto in incomprensibili sigle E-qualcosa…
Oggi sono molto soddisfatta perché
le ore perse a controllare la dicitura “pesce pescato” (non allevato)
o la scritta “biologico” o “organico” sui cereali
per non parlare di bio-dinamico (quasi impossibile, nella grande distribuzione)
per adocchiare, lì in fondo nell’angolino, la pasta al farro davvero naturale o quella al mais bio al 100%
i minuti spesi nel corridoio dei biscottti, su e giù alla scoperta di improbabili delizie alla soya che proprino all’innocente creatura e al rassegnato marito
i secondi passati nel corridoio surgelati: giammai!
le ore di attesa dal panettiere che fa il “pane vero”, non quello industriale (esclusa per ora l’idea di farlo in casa)
per non parlare dei giochi di prestigio per gestire una cassa di frutta e verdura fresca che mi arriva settimanalmente direttamente dall’AltoAdige (ne riparleremo, di questo!)
…ebbene con tutto questo “mi” sono meritata il plauso di Onda, l’Osservatorio nazionale sullla salute della donna, che oggi ha pubblicato il risultato di una ricerca secondo cui sta migliorando la consapevolezza degli acquisti alimentari, in particolare tra il pubblico di mamme (ecco l’articolo del Corriere di oggi).
Mi ci voleva, prima di tuffarmi nella quotidiana sezione di shopping bio-alimentare (ovviamente saltando la pausa-pranzo, ché mica si può fare tutto….)
Immagine di nickwheeleroz (on holiday)



{ 2 comments… read them below or add one }
E brava Francesca!!!
si fa quel che si può….