Ci sono cascata anche questa volta.
Non amo il “vizietto” italico di fare sempre confronti tra il nostro Bel (Vituperato) Paese e il resto del mondo: mi sembra un po’ provinciale.
Però.
Però quando passi 4 giorni a Parigi
e trovi nel cuore del Marais, il quartiere ebraico, a dieci metri dalla deliziosa Place des Voges, un albergo piccolo, curato, amichevole (ed economico)
quando vedi che il bikesharing funziona davvero (e non come a Milano dove, stando al Corriere, la società americana che gestisce il servizio deve ancora essere pagata): i parigini sfrecciano in elegantissime bicicilette grigie, di giorno e di notte
quando vedi che le strade sono punteggiate di cestini per la raccolta differenziata (e non ci sono in giro cartacce)
quando non aspetti mai più di 3 minuti (di giorno) la metropolitana e hai l’imbarazzo della scelta su quale linea prendere
quando il collegamento tra l’aeroporto CDG e il centro costa meno che il nostro Malpensa Express
e soprattutto quando vedi che ogni piazzetta ha il suo bel giardinetto curato, sempre ben guarnito di giochi per bambini (anche all’ombra di NotreDame, come se sotto il Duomo ci fosse un mini-parco giochi….) e capisci che per le numerose famiglie francesi dotate di 3 figli spostarsi in centro e fare i turisti a casa loro non è poi un problema
ecco, quando passi 4 giorni a Parigi il vizietto ritorna.
(o sarà che tutto era più bello perché ero in vacanza??)
Immagine di . SantiMB .



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Brava!
Come si fa a non condividere quanto scrivi.
Per far funzionare casa nostra, non occorrerebbe inventarsi nulla, basterebbe analizzare le cose che funzionano bene altrove e perchè.
.:m:.
in effetti basterebbe davvero poco per rendere la nostra Italia (che ha innegabili punti di forza) un po’ più vivibile. Forse bisognerebbe cominciare dall’evitare la “fuga a tutti i costi” dei forzati del week-end, comportamento tanto di moda qui a Milano. Presidiare la città, passeggiare, partecipare potrebbe essere un primo passo. In attesa dei tanti servizi da migliorare
Cara Francesca, sono parole sante le tue. A me è capitato la stessa cosa a Valencia. Bell’albergo in pieno centro a prezzi ottimi, ci siamo mossi sempre con i mezzi e alle fermate non si aspettava mai più di tre minuti (cronometrati!) e con un biglietto di 5 euro abbiamo visitato la città in lungo e in largo per 4 giorni. La città è pulitissima, pensa che un giorno c’era una manifestazione di lavoratori, e dietro il corteo, dopo la polizia, c’erano netturbini e camioncini che lavavano la strada. I marciapiedi (in centro sono di marmo e non di asfalto come a Milano, che in estate ci lasci mezzo tacco dentro!) li puliscono due volte al giorno. E poi dopo aver apprezzato le spiagge pulite, il verde ovunque e le spettacolari architetture di Calatrava, cena nel miglior ristorante che fa la paella valenciana enorme, con vino, dolce e qualt’altro. Sai quanto abbiamo pagato? Quarantacinque euro in due. Che dire! Non ti viene più voglia di tornare in questo paese, che è pure bello per carità, ma la vita è sempre peggio, sempre più divisa da chi comanda e ha tutti i privilegi possibili e chi non gli resta che ubbidire, altrimenti sono guai.
Verissimo, i confronti servono molto. Ma da noi mi sembra che “i confronti” siano solo pretesti a chi governa (Comune e via su) per farsi qualche viaggetto pagati, guardandosi poi però bene dal cercare di mettere in pratica localmente quanto di buono visto e vissuto altrove.
Ah, la mia Mulhouse, come si stava bene!