Obama deve avere qualcosa di speciale. Di magico.
Non si tratta di carisma, o meglio non solo di questo. Il primo presidente afroamericano degli States non è solo un ottimo oratore, un appassionato comunicatore (ok, anche un bel marito e -pare – un bravo papà). Ha preso anche il Nobel per la pace (un Nobel alle intenzioni: e questo la dice tutta sulle speranze quasi messianiche che il mondo intero investe su di lui).
In quest’aura di perfezione (dimenticavo: gioca bene a basket e ha addominali da urlo, salvo photoshop non dichiarato) c’è spazio anche per i bambini. Almeno per mia fglia.
Silvia subisce il fascino di Obama neanche fosse il suo orsetto preferito. Obama è una delle poche persone che riconosce in tv (quelle rare volte che è accesa in sua presenza). Nell’ultimo mese ha riconosciuto Obama, nell’ordine: su una copertina di Tempi, su Vanity Fair, sul Giornale, sulla copertina di un libro che sta leggendo (da mesi!) suo padre. E anche in un libretto di favole africane. Ecco, a dire il vero il libretto in questione (venduto in serie dai tanti ambulanti che affollano il centro di Milano, questo però l’ho preso da un venditore a Torino) non c’entra nulla con Obama. Sono favole illustrate, ma per Silvia l’uomo della capanna che combatte contro gli animali feroci è Obama.
Ora scopro che l’ effetto Obama (anzi Michelle) arriva anche sulle mitiche Barbie della Mattel, che per la prima volta realizzeà per il mercato americano bambole con labbra pronunciate e, udite udite, capelli crespi.
Se arrivano in Italia, so già cosa far trovare a Silvia sotto l’albero di Natale: lo faranno un Ken nero, vero?
Immagine di Chuckumentary


