Capita alla cronista, che non ha mai brillato nelle materie scientifiche (sudatissimo 7 in pagella che “rovinava” la media), di dover intervistare un matematico.
Capita che quel matematico abbia 81 anni, sia John Nash, premio Nobel per l’Economia e un passato di disturbi mentali e schizofrenia, ben raccontati nel film premio Oscar “A beautiful mind” (con Russel Crowe).
Capita che Nash non assomigli per niente all’attore, ma che sia un uomo alto e magro, vestito distrattamente
Capita che Nash che abbia sì ripreso a studiare matematica (ieri a Bergamo ha presentato i suoi studi dopo 50 anni di silenzio), ma che non abbia tanta voglia di parlare ai giornalisti.
Capita che un Nobel dica “non lo so” a tante domande, a differenza di tanti intellettualoidi che sentenziano ad ogni momento.
Capita alla cronista di incappare, sul treno di ritorno dalla città orobica a quella della Madonnina, in un manipolo di universitari che passa un’ora a discutere della lezione pubblica (a me totalmente incomprensibile) che Nash aveva appena tenuto.
Capita che qualcuno mostri anche l’autografo. Del Nobel che dice “non lo so”.
Capita alla cronista di capire (no, forse solo di intuire) il fascino della matematica.
Ps. Per chi ha voglia, ecco l’intervista a Nash uscita oggi. Mi piacerebbe dedicarla a Michele Impedovo, insegnante di matematica del liceo, il matematico “più filosofo” che abbia mai conosciuto.
Immagine di Sim Dawdler



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