Confesso che quando questa mattina, davanti a un buon marocchino e croissant, ho dato un’occhiata alla prima pagina del Corriere ho sorriso.
Si parlava di bimbi e di mamme (e non di escort): è già buono.
Non si parlava né di malattie infettive, né di testi scolastici, né di conseguenze psicologiche sui bimbi dopo i divorzi (temi di solito in auge sulla stampa nel settore “mamme e dintorni”): ancora meglio.
Si parlava di passeggini. E di passeggiate.
Un’intera pagina a quella che per molti di noi è vita quotidiana, eterno dilemma: lo/a porto a piedi o prendo “il mezzo” (leggi: passeggino ipertecnologico dove metto merenda, biberon, cambio, giochi e ci appoggio anche cappotto, giornali, spesa, computer, cellulare, etc etc)?
Lo so che a molti sembrerà una domanda assurda, ma trovatevi per casa un bimbetto dai 2 ai 6 anni e vedrete che non si tratta affatto di un quesito ozioso. Tutt’altro.Entrano in gioco molte variabili, la prima delle quali è il tempo. I bimbi piccoli, basta guardarli, non sono biologicamente pronti per stare al nostro passo (salvo battere Usain Bolt per raggiungere, al parco, i giochi più lontani): camminano piano. Ergo, se è mattina presto e siete di fretta, è facile che metterete il vostro pargolo (che magari misura un metro d’altezza) sul passeggino anche per raggiungere l’asilo dietro l’angolo. Più rapido, più sicuro. Ma con conseguenze innegabili sul fronte dell’inquinamento/intasamento delle strade.
Ammetto di guardare sempre con raccapriccio bimbi di 4, 5 anni dalle ossute gambe lunghe seduti (meglio: accovacciati da perfetti acrobati) sui passeggini e cerco di usare “il mezzo” con mia figlia (che ha solo 2 anni!) solo se indispensabile. Eppure. Eppure non è tutto bianco o nero. La città non aiuta le passeggiate in passeggino (scusate il gioco di parole), il tempo è perennemente tiranno e dunque ognuno (mamma, papà, nonno o tata) fa come può.
Usare il passeggino in emergenza-tempo (nel senso del ritardo e nel senso di brutto tempo atmosferico) e prediligere la passeggiata con la manina nei viali pedonali o nei parchi (se siete degli inguaribili metropolitani e rifuggite il verde, esercitatevi nei centri commerciali) potrebbe essere una soluzione. In attesa che i pupi raggiungano la tanto bramata indipendenza (senza gambe atrofizzate, s’intende).
Sull’argomento passeggiate (a ostacoli) in passeggino ho pubblicato un “simpatico” reportage lo scorso inverno sul Giornale: l’Atm avrà per caso migliorato i servizi per l’utenza delle mamme?
Immagine di FrauBlucher



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