Questa è una di quelle notizie che non vorremmo mai commentare. Perché entra nella vita privata di una donna, che ha scelto di porre fine tragicamente alla propria vita annegandosi nel Tamigi, a Londra.
Catherine è, era, non solo una donna, ma anche una moglie (dalle foto molto graziosa), una mamma di 3 bambine (5, 4 anni e 6 mesi) e un avvocato di successo specializzato in diritto societario. Parliamo di lei non per rovistare nella melassa del sentimentalismo (possibile che nessuno dei suoi coltissimi colleghi abbia percepito il suo disagio? e il marito? i familiari), ma per ricordare che l’ “ansia da prestazione”, quella interiore in ciascuna di noi ma anche quella che gli altri sovente ci impongono, non porta lontano.
Catherine, per quanto ci è dato sapere, non ha retto più: un lavoro che ti fagocita la vita, lo stress di conciliare vita privata e vita pubblica (era molto nota nella City), le bimbe piccole, l’ultima ancora non svezzata. Non è crollata solo lei.
Crolla il mito della super-mom, della donna cui chiedere tutto: che sia un’ottima moglie-amante, una madre premurosa, una professionista capace e dedita al lavoro, che coltivi il basilico sul balcone mentre scarica l’ultimo software sul Blackberry.
Tutto questo sarebbe bello (bello??) ma è sinceramente, umanamente, concretamente impossibile.
Pensiamo a Catherine ogni volta che chiediamo a noi stesse l’impossibile.
E poi, per favore, mandiamoci a quel paese….
Immagine di Jody Art



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